
Dal 18 al 27 settembre torna a Milano il festival di ricerca sull'accessibilità nelle arti performative.
I quartieri di Baggio, San Siro e Quarto Cagnino ospiteranno dieci giorni di teatro, danza, musica, arte, laboratori, podcast e momenti di convivialità accessibili.
Dopo aver mosso i primi passi sulla strada dell’accessibilità culturale e aver intrapreso il radioso cammino verso la celebrazione dei corpi che non rispondono alla normatività così come ci è stata preconfezionata e venduta, questa terza edizione di Slash Festival naviga le acque intersezionali che legano le teorie sulla disabilità al mondo della queerness e dell’identità. Crediamo che lavorare con un approccio intersezionale induca a interrogarsi sulle proprie identità (il plurale non è un caso), a scomporle e ricomporle, magari assemblandole in altro modo, a chiedersi se siano autentiche o semplicemente apprese e “indossate”, se davvero corrispondano al proprio essere più profondo.
Come ci insegna McRuer nella sua rivoluzionaria teoria crip, ciò che cerchiamo di fare in questa terza edizione è mettere politicamente in discussione le categorie di normalità: non solo relazionarci e onorare ciò che esce dalla norma, ma anche proporre una prospettiva critica che rifiuta l’idea che esista un corpo perfetto e universalmente desiderabile.
Non è un luogo comodo. Si tratta di essere disponibili a frequentare l’incertezza e a mettersi in discussione. A farsi quelle domande che scuotono le fondamenta, che portano in luoghi profondi e, a volte, poco frequentati della nostra anima (quella botola piena di spini, per citare Zerocalcare), dove non c’è spazio per lo stereotipo né per i valori preconfezionati venduti a poco prezzo dal mercato, dove l’abisso è presente e guarda dentro di noi (parafrasando Nietzsche).
Questa terza edizione guarda oltre i confini nazionali, spalancando prospettive di senso: Slash ospiterà quest’anno, grazie al contributo di Fondazione di Comunità Milano, una delegazione di operatrici provenienti da tutto il mondo. Il festival diventa il luogo in cui operatrici, professioniste e artiste interessate al tema dell’accessibilità si ritrovano per conoscere ed entrare in contatto con artiste italiane che hanno fatto della propria ricerca uno strumento rivoluzionario di cambiamento sociale e culturale, provando (e in molti casi riuscendo) a innovare i linguaggi della scena per andare ai margini, ai confini, in luoghi poco frequentati.
Slash diventa sempre di più uno spazio di co-creazione e coinvolgimento delle persone con disabilità, messe al centro della narrazione per cambiare le prospettive.
Novità di quest’anno è la presenza di una Direzione Artistica Partecipata under 30 (Direzioni Possibili), composta da persone, artiste e appassionate di teatro e arte che seguiranno un percorso di formazione che le porterà poi a scegliere una parte della programmazione artistica dell’edizione 2027.
Incorporare nella macchina artistica e organizzativa del festival i punti di vista di chi vive incarnata l’esperienza dell’eteronormatività sta diventando sempre più chiaramente una direttrice del nostro sviluppo artistico.
Quest’anno sperimentiamo audiodescrizioni sussurrate (Cuna di Giuseppe Comuniello), performance visivo-sonora con mappe tattili (Speaking Cables di Agnese Banti), spettacoli itineranti in natura rivolti esclusivamente a partecipanti autistiche (Tracce di Campsirago/ArteVOX/Pandemonium) e discoteche silenziose con cinture vibrotattili.
Il programma si muove tra performance di danza e teatro fisico (Tre di Annalisa Limardi), teatro di parola (I racconti del Merlo di Factory Compagnia Transadriatica), teatro visuale (Amarbarì di Unterwasser Teatro e Romeo and Juliet dei danesi Refleksion), teatro per la primissima infanzia (Giardino a Dondolo di ArteVOX Teatro), ma anche presentazioni di libri (L’Almanacco dei Festival di Ateatro e Indomabili Bisbetiche di Sara Urban) che apriranno riflession i su sostenibilità culturale e sui diversi corpi in scena, puntate live di podcast (CripTonite di CBM Italia con Marina Cuollo e Jacopo Cirillo), con ospite speciale la straordinaria Chiara Bersani, presentazione di cortometraggi (Da capo al fine, corto in stop motion) sul tema del dopo di noi, laboratori di danza accessibili a persone con mobilità ridotta (Danceability con Juri Roverato).
Gli spazi sono mappati e adattati con stanze di decompressione sensoriale e schede di accessibilità (realizzate grazie alla cura e all’attenzione di Elia Zeno Covolan); sono inoltre previsti tour tattili e laboratori di audiodescrizione.
In fondo, quello che ci interessa è semplice: rendere più difficile dare per scontato ciò che consideriamo normale.

